28 Agosto 2026

Apparecchi acustici e vento: cosa sta cambiando per ascoltare meglio all'aperto

Una passeggiata sul lungomare. Una conversazione all’aperto. Una giornata in cui tira un po’ di vento.

Situazioni assolutamente normali, soprattutto in estate. Eppure, per chi utilizza un apparecchio acustico, il vento può trasformarsi in un ostacolo all’ascolto molto più importante di quanto si possa immaginare.

Non è soltanto una sensazione.

Il modo in cui il vento interagisce con i microfoni degli apparecchi acustici rappresenta da tempo una delle sfide affrontate dalla ricerca audiologica.

Un nuovo studio pubblicato da Phonak nell’agosto 2026 ci offre l’occasione per capire meglio perché accade e, soprattutto, come stanno evolvendo le tecnologie per cercare di rendere l’ascolto più naturale anche all’aperto.

Perché il vento disturba così tanto chi utilizza un apparecchio acustico?

Quando pensiamo a un ambiente rumoroso immaginiamo il traffico, le voci in un locale affollato, la televisione accesa o i rumori della strada.

Il vento è diverso.

Il problema, infatti, non è semplicemente il “suono del vento” presente nell’ambiente.

Quando l’aria passa sui microfoni di un apparecchio acustico crea turbolenze e variazioni di pressione proprio in corrispondenza delle aperture dei microfoni. Queste vengono trasformate in un segnale e successivamente amplificate dall’apparecchio.

Il risultato può essere un fastidioso rumore a bassa frequenza, capace di rendere l’ascolto meno confortevole e di interferire anche con la comprensione del parlato.

È facile comprendere quanto questo possa incidere su situazioni molto comuni: parlare mentre si cammina, trascorrere del tempo in spiaggia, conversare su una terrazza o semplicemente stare all’aperto durante una giornata ventosa.

La sfida, quindi, non consiste semplicemente nell’abbassare il rumore del vento.

Bisogna riuscire a farlo cercando contemporaneamente di preservare le informazioni sonore che la persona vuole realmente ascoltare, comprese le parole di chi le sta parlando.

Ed è proprio qui che entra in gioco la ricerca.

Ridurre il rumore senza impoverire ciò che vogliamo ascoltare

I sistemi di gestione del vento negli apparecchi acustici non sono una novità.

Da anni i produttori sviluppano algoritmi capaci di riconoscere questo particolare tipo di interferenza e attenuarlo.

Ma esiste una difficoltà: intervenendo sulle frequenze maggiormente interessate dal vento si rischia di attenuare anche componenti utili dei suoni e del parlato.

Lo studio Phonak ricorda, ad esempio, che la precedente generazione della tecnologia WindBlock interveniva attenuando le basse frequenze quando rilevava la presenza di vento.

Una strategia sviluppata per migliorare il comfort, ma che poteva ridurre anche alcune componenti a bassa frequenza dei suoni che l’utilizzatore avrebbe invece voluto ascoltare.

La ricerca più recente sta quindi cercando un equilibrio più sofisticato: ridurre ciò che disturba senza sacrificare ciò che conta.

Ed è proprio su questo principio che si concentra il nuovo studio.

Un nuovo studio ha messo alla prova l’ascolto con il vento

Lo studio è stato condotto nel 2026 presso il Phonak Audiology Research Center (PARC) in Canada.

Hanno partecipato 19 adulti di età compresa tra 56 e 87 anni, tutti utilizzatori esperti di apparecchi acustici e con ipoacusia neurosensoriale bilaterale da lieve a moderatamente grave.

Particolarmente interessante è il modo in cui è stata costruita la sperimentazione.

I ricercatori hanno utilizzato una galleria del vento presso la sede Sonova di Stäfa, in Svizzera, creando diverse condizioni di ascolto pensate per riprodurre situazioni realistiche all’aperto.

Sono state considerate due velocità del vento, 4 e 7 metri al secondo, differenti angolazioni e due tipi di contenuto sonoro: un brano parlato da una voce maschile e una scena registrata in una strada trafficata.

Non soltanto “quanto senti”, ma come ascolti

L’obiettivo della ricerca era confrontare la precedente tecnologia WindBlock con la nuova generazione, WindBlock 2.0.

E qui c’è un aspetto particolarmente interessante.

I ricercatori non si sono limitati a valutare se un suono fosse semplicemente più o meno udibile. Hanno preso in considerazione diversi aspetti dell’esperienza di ascolto:

  • comfort;
  • sforzo necessario per ascoltare;
  • naturalezza del suono;
  • chiarezza del parlato;
  • preferenza complessiva.

È un approccio che racconta bene quanto sia cambiato il concetto stesso di tecnologia uditiva.

Perché sentire non significa soltanto percepire un suono. Significa riuscire a comprenderlo, farlo senza uno sforzo eccessivo e mantenere un’esperienza il più possibile naturale.

Che cosa è emerso dallo studio?

I risultati hanno mostrato una preferenza significativa per WindBlock 2.0 rispetto alla generazione precedente.

La nuova gestione del rumore del vento è risultata preferita nelle diverse condizioni sperimentate per comfort, naturalezza, sforzo d’ascolto, chiarezza del parlato e valutazione complessiva.

Il vantaggio percepito è risultato particolarmente marcato quando il vento proveniva frontalmente.

Ma per chi non si occupa professionalmente di audiologia, probabilmente il dato più interessante non è il confronto tra WindBlock 1.0 e WindBlock 2.0.

È ciò che questa ricerca racconta sull’evoluzione degli apparecchi acustici.

Una novità in arrivo anche in Italia

C’è anche un elemento che rende questa ricerca particolarmente attuale.

La nuova tecnologia WindBlock 2.0, integrata nella nuova generazione di apparecchi acustici Phonak, è attesa sul mercato italiano a fine settembre 2026.

Un arrivo ormai vicino, che permetterà di vedere nella pratica come le innovazioni studiate e testate nei centri di ricerca possano tradursi in un’esperienza d’ascolto sempre più confortevole nelle situazioni quotidiane.

Continueremo a seguire questa evoluzione, perché conoscere le nuove tecnologie significa poter valutare, di volta in volta, quali soluzioni possano rispondere meglio alle esigenze reali di chi utilizza un apparecchio acustico.

Un apparecchio acustico oggi non deve semplicemente “far sentire più forte”

Per molto tempo l’idea comune dell’apparecchio acustico è stata relativamente semplice: se senti meno, il dispositivo amplifica i suoni.

La realtà tecnologica attuale è molto più complessa.

Sentire più forte non significa necessariamente sentire meglio.

La vera sfida consiste nel riconoscere situazioni sonore differenti, distinguere ciò che è utile da ciò che disturba e cercare di restituire un’esperienza d’ascolto il più possibile naturale.

Una conversazione in casa non presenta le stesse difficoltà di una cena al ristorante.

Una strada trafficata è diversa da una stanza silenziosa.

E parlare con qualcuno durante una passeggiata ventosa presenta ancora altre caratteristiche.

La ricerca sui sistemi di gestione del vento è quindi un esempio concreto di come le tecnologie uditive stiano cercando di adattarsi sempre meglio alle situazioni della vita reale.

Non soltanto al risultato di un audiogramma.

Cosa significa tutto questo per chi utilizza un apparecchio acustico?

Significa innanzitutto che le situazioni nelle quali una persona incontra maggiori difficoltà sono informazioni preziose.

“All’aperto faccio fatica.”

“Quando c’è vento non riesco a seguire bene una conversazione.”

“Al ristorante sento tutto, ma faccio fatica a capire le parole.”

Non sono dettagli secondari.

Sono informazioni che aiutano l’audioprotesista a comprendere le esigenze reali della persona e a individuare e regolare la soluzione più adatta alle sue abitudini.

Perché due persone con una perdita uditiva apparentemente simile possono avere vite, esigenze e ambienti d’ascolto completamente differenti.

La tecnologia è importante. Ma deve essere scelta e regolata sulla persona che dovrà utilizzarla ogni giorno.

Ricerca e tecnologia: verso un ascolto sempre più naturale

Lo studio Phonak offre risultati interessanti, ma è corretto leggerli nel loro contesto.

Gli stessi autori evidenziano infatti un limite della ricerca: quando una condizione viene percepita complessivamente come molto migliore di un’altra, questa preferenza generale può influenzare anche la valutazione dei singoli aspetti, come comfort, naturalezza o sforzo d’ascolto.

Saranno quindi utili ulteriori studi per approfondire separatamente queste dimensioni.

È una precisazione importante, perché la ricerca scientifica non serve a promettere risultati perfetti, ma a misurare, confrontare e continuare a migliorare.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante.

Anche una situazione apparentemente semplice come una conversazione durante una giornata ventosa continua a essere oggetto di studio. Perché l’obiettivo della tecnologia uditiva non è soltanto permettere di percepire un suono.

È fare in modo che ascoltare richieda sempre meno fatica e assomigli sempre di più a qualcosa di naturale.

Ogni persona ascolta in ambienti diversi

La tecnologia continua a evolversi, ma la scelta di un apparecchio acustico non può prescindere dalle esigenze della persona.

Dove trascorri le tue giornate? In quali situazioni fai più fatica a seguire una conversazione? Quali sono gli ambienti nei quali vorresti riuscire ad ascoltare con maggiore naturalezza?

Sono domande importanti quanto i dati di un esame audiometrico.

Per questo il percorso con l’audioprotesista parte dall’ascolto della persona, delle sue abitudini e delle difficoltà che incontra realmente nella vita quotidiana.

Se ti accorgi che in alcune situazioni ascoltare è diventato più difficile o richiede più fatica, parlarne con un professionista è il primo passo per capire perché.

Fonte scientifica

Vaisberg, J. M., Brunner, J. & Ulloa Sanchez, D. (2026). Hearing confidently in wind: WindBlock 2.0 delivers comfort, natural sound quality and clearer speech. Phonak Field Study News, agosto 2026.

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